Umbria Valnerina

3 luoghi da scoprire in Valnerina

«Dall’alto si contemplano paesaggi come patinati, conche di un verde argenteo, colline che scendono lentamente a valle recando torri, campanili, basiliche, monasteri. Tramonti limpidi, di un rosso privo di eccesso, sfumano sulle rocche e sugli oliveti, tra suoni di campane e rondini. L’aria leggera dà un senso di euforia fisica. Umbria, cuore verde d’Italia».
Guido Piovene

Ecco tre luoghi da scoprire in Valnerina, l’Umbria che hai sempre desiderato

Ferentillo ed il Museo delle Mummie:

La cripta della chiesa di Santo Stefano, oggi Museo delle Mummie di Ferentillo, nasce a seguito della grande fioritura urbanistica ed artistica del paese voluta dalla famiglia Cybo sul finire del XV secolo (in particolare con Lorenzo e Franceschetto Cybo). Questo progetto urbanistico prevedeva l’edificazione di nuove chiese in tutto il territorio ferentillese, di cui una, dedicata a Santo Stefano, sarebbe stata costruita presso il Borgo di Precetto in un’area che ospitava una chiesa medievale del XIII Sec. La chiesa medievale non venne però demolita, al contrario fu utilizzata come base per le fondamenta del nuovo luogo di culto. Gli spazi modificati ed occupati dai pilastri resero possibile un utilizzo alternativo della chiesa inglobata dalla nuova struttura, che divenne infatti cripta sepolcrale della chiesa “superiore”.
La cripta fu quindi riempita con della terra (probabilmente materiali di risulta della lavorazione della pietra utilizzata per edificare la chiesa superiore) che andò a modificare inevitabilmente il livello del pavimento originario.

Il Museo delle Mummie, tra storia e modernità

Dal XVI sec. in poi vennero qui inumati tutti i defunti del Borgo di Precetto (la pratica del seppellimento spettava presumibilmente all’Ordine dei frati minori Cappuccini) fino a quando l’emanazione dell’Editto napoleonico di Saint Cloud “Décret Impérial sur les Sépultures” esteso all’Italia nel 1806 , vietò qualsiasi sepoltura all’interno delle mura cittadine e vennero istituiti i cimiteri extraurbani (l’ultima sepoltura nella cripta è avvenne il 18 Maggio 1871). Oltre a vietarne la sepoltura fu ordinata la riesumazione dei corpi all’interno della cripta e solo in quel momento si poté constatare la perfetta mummificazione dialcuni di essi.
La cripta presenta ancora oggi elementi architettonici ed artistici risalenti alla fase della chiesa medievale del XIII sec.
Si possono notare infatti l’antico portale di ingresso, i resti dell’abside (demolito per fare spazio ai pilastri) e gli affreschi del XIV e XV sec. Ad oggi la Cripta – Museo delle Mummie di Ferentillo è uno dei musei più visitati in Umbria.

Le Cascate de lu Cugnuntu

A pochi chilometri dal borgo di Preci, dove il fosso di San Lazzaro e il Fosso Acquastrino si gettano in quella che è una vera e propria ferita negli strati calcarei di Scaglia Rossa che caratterizzano la zona. Non a caso, la forra è chiamata Lu Cugnuntu, la congiunzione – dal latino coniunctio, anche se non si esclude una derivazione volgare di coniuntius, una sorta di condotto idraulico. Giunti ai piedi della congiuntura, si viene investiti da una nube di aerosol, sprigionata dall’acqua che precipita per ben ventiquattro metri.

Lu Cugnuntu e le Acque miracolose

In tempi antichi si credeva che queste acque avessero poteri terapeutici, come quelle vicine di Triponzo e di Madonna della Peschiera. La convinzione era tale che, nel 1218, venne persino creato un lebbrosario, favorito anche dalla posizione isolata. In una pergamena del 1342, si legge come Razzardo di Roccapazza – Roccapazza era un castello che fu completamente distrutto dal terremoto del 1328 – avesse donato un terreno, in parte coltivato e in parte adibito a pascolo, al borgo di SanLazzaro in Valloncello. Per alcuni Razzardo fu influenzato da San Francesco, o almeno dall’ideologia francescana che cominciava a prendere piede; in ogni caso la struttura che venne costruita, annessa all’omonima chiesa, fu affidata dapprima ai monaci dell’Abbazia di Sant’Eutizio, poi ai frati minori e ai francescani.

Il Castello di Postignano, il borgo “rinato”

Il borgo medievale Castello di Postignano fu fondato tra il IX e il X secolo sul declivio di una collina lungo. Il borgo aveva forma triangolare con in alto la torre di avvistamento. I costruttori furono i suoi stessi abitanti, contadini e artigiani. Foligno e Spoleto se ne contesero a lungo il possesso. Tra il XIV e il XV secolo il borgo aveva una fiorente economia basata su agricoltura, taglio dei boschi e prodotti di acciaio e tessili. Agli inizi del XVIII secolo la sua popolazione cominciò ad abbandonarlo. Progressivamente fino agli inizi del ‘900 quando i suoi abitanti emigrarono, soprattutto verso gli Stati Uniti.

Postignano, tra passato e presente

Nel 1979 il fotografo e architetto americano Norman Carver Junior pubblicò il libro Italian Hilltowns è definì Castello di Postignano l’archetipo dei borghi collinari italiani. L’abbandono del borgo causò il suo progressivo deterioramento peggiorato dal terremoto del 1997.  Nel 2004 il Ministero dei Beni culturali ed ambientali ha dichiarato Postignano “monumento d’interesse nazionale”. Nel 2007, la MIRTO, che aveva comperato il borgo prima del terremoto ha iniziato un’impegnativa opera di restauro degli edifici e delle sue opere d’arte. Il restauro ha ridato al borgo le sue forme originarie e lo ha consolidato strutturalmente secondo la normativa antisismica. L’adozione di tecnologie moderne ha permesso di ottenere un elevato grado di isolamento acustico e termico, con risparmio energetico.

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